Regione Piemonte - Provincia di Cuneo

Itinerario Architinera

Architinera è un itinerario per la fruizione turistica del territorio che mette in rete e valorizza le risorse identitarie locali. Architinera integra il patrimonio culturale e architettonico con il patrimonio paesaggistico e ambientale del territorio creando un’offerta rivolta a tutti.
Architinera è un progetto promosso dal Comune di Guarene in collaborazione con arestudio e finanziato dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione CRT.
L’itinerario è costituito da 11 tappe collocate in punti significativi del paese.

Scarica/consulta i seguenti files:

Tappe dell’itinerario

  1. L’incrocio di Sant’Antonio
  2. La chiesa di San Rocco
  3. Il Paramuro
  4. La chiesa della SS. Annunziata
  5. Piazza Roma
  6. La chiesa di San Michele
  7. La chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo
  8. Il Castello
  9. Gli edifici di servizio del Castello
  10. Il Poggiolo
  11. Lo Sferisterio

1 – L’incrocio di Sant’Antonio

La prima tappa dell’itinerario ArchItinera coincide con l’incrocio di Sant’Antonio, che rappresenta l’ingresso più scenografico a Guarene. La strada che arriva da Castagnito si trasforma progressivamente in un viale che inquadra la mole del Castello, come un cannocchiale ottico che concentra l’attenzione sull’architettura, realizzando quell’unione tra paesaggio e architettura molto cara al Barocco.
Il nome dell’incrocio è legato alla cappella che si trova su uno degli angoli. Già nel ‘500 esisteva un’edicola dedicata a Sant’Antonio; nel corso del tempo essa diventa una vera e propria chiesa, ma nel 1860 viene abbattuta e ricostruita con dimensioni ridotte, perché era di ostacolo alla viabilità.
Questa zona è sempre stata fuori dalla mura medioevali che cingevano l’abitato, condizione che ha portato nel corso dei secoli alla costruzione di cascine e di rustici per l’attività agricola. Guarene infatti, come gli altri paesi della zona, è sempre stata legata all’agricoltura: oltre alla produzione vitivinicola e alla coltivazione di cereali, occorre menzionare la frutticultura, tra i cui prodotti spiccano la nocciola Piemonte e la pera madernassa. La cascina collocata sulla sinistra della strada, che prende anch’essa il nome dalla piccola cappella di Sant’Antonio, è l’edificio più importante della zona. Acquistata dai Roero, signori di Guarene per diversi secoli, è stata uno dei principali possedimenti dei conti, che hanno sviluppato qui le proprie attività agricole. Sulla facciata è ancora riconoscibile lo stemma della casata: tre ruote di carro.

Scarica il file audio della tappa numero 1 – L’incrocio di Sant’Antonio [mp3 – 8,79 MB]

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2 – La chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco era collocata fuori dalla cerchia muraria medioevale di Guarene. La porta di accesso al borgo, denominata Porta Nova o di San Rocco, si apriva proprio di fronte all’attuale chiesa.
La storia della chiesa di San Rocco è legata al culto di San Rocco, santo a cui le comunità del luogo erano particolarmente devote, e che veniva invocato particolarmente nei periodi di pestilenza, per avere la sua protezione.
In seguito alla terribile epidemia, che nel 1631 dimezza la popolazione, gli abitanti di Guarene decidono di erigere una chiesa intitolata al santo come ex voto per essere sopravvissuti alla calamità, nello stesso luogo in cui era presente una piccola edicola votiva intitolata a San Rocco stesso. Per i lavori vengono chiamati i maestri luganesi, abili carpentieri, molto ricercati all’epoca.
Nel corso di pochi anni, l’edificio è completo, almeno per quanto riguarda la struttura esterna, tanto che gli abitanti si riuniscono al suo interno per il consiglio della comunità. Questa chiesa però ha vita breve: completata anche nelle decorazioni interne, già a metà del ‘700 presenta segni di degrado avanzato, dovuto all’uso improprio fatto nel corso degli anni, soprattutto da parte delle truppe militari che ogni tanto trovavano alloggiamento in paese.
All’inizio dell’800, l’edificio viene demolito e ricostruito nella forma attuale: una facciata in mattoni a vista con tipiche linee barocche si innesta su un corpo circolare caratterizzato da una tessitura muraria mista, in pietra e in mattoni.
Attualmente la chiesa viene utilizzata durante la ricorrenza del santo patrono, il 16 agosto. Questa festa, era ed è caratterizzata dalla processione e benedizione del bestiame, di cui il santo è protettore, e dalla distribuzione del pane della carità, noto come “caritone”.

Scarica il file audio della tappa numero 2 – La chiesa di San Rocco [mp3 – 2,28 MB]

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3 – Il paramuro

Con il termine “paramuro” si intende una sorta di corridoio che divideva le case dalle mura vere e proprie che cingevano l’abitato in epoca medioevale.
Alcune volte, con lo stesso termine, si indicava anche una scarpata che aveva una funzione di protezione per l’abitato.
Nel caso di Guarene, questa protezione era utile anche nei confronti della natura, per contrastare le frane che hanno da sempre caratterizzato la storia del paese.
Persa la funzione difensiva, il paramuro è diventato un luogo per le passeggiate, un tempo appannaggio delle famiglie benestanti del paese o dei villeggianti al termine della messa, ora di tutti coloro che vogliono godere di un bel panorama.
Da questo punto di osservazione si può apprezzare sia la disposizione delle case del paese, costruite intorno alla collina, sia il paesaggio circostante delle Langhe, in cui si possono riconoscere facilmente Barbaresco, con la sua torre medioevale che svetta sulle colline, e la città di Alba.

Scarica il file audio della tappa numero 3 – Il Paramuro [mp3 – 2,29 MB]

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4 – La chiesa della SS. Annunziata

La chiesa della Santissima Annunziata è forse l’edificio più amato e di cui i Guarenesi vanno più fieri. Anche questa chiesa, come quella intitolata a San Rocco, era situata appena fuori le mura, vicino alla porta di Val di Villa sulla strada che conduceva ad Alba.
La chiesa attuale fu costruita tra il 1699 e il 1738 su progetto dell’architetto Francesco Rachis conte di Carpeneto. Nella stessa area sorgeva già un edificio di culto più antico, che aveva subito nel corso dei secoli varie modifiche per adattare la chiesa all’aumento della popolazione.
Pregevole esempio di architettura sacra del ‘700 piemontese, l’edificio ha una pianta a croce greca ed è in stile barocco. L’interno colpisce soprattutto per le opere pittoriche che affrescano interamente le pareti, le vele e la cupola della chiesa. A titolo di esempio si possono citare le finte architetture, le marmoreggiature e una pala d’altare raffigurante l’Annunciazione, opera giovanile del pittore Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.
La Santissima Annunziata fu sede di due compagnie religiose, una maschile, caratterizzata dall’abito costituito da un sacco color turchino, e una femminile, detta delle “Umiliate”, che indossavano un abito monacale di tonalità giallo chiaro.
Da alcuni anni la chiesa è oggetto di importanti lavori di consolidamento e restauro. Ne è stata a lungo testimonianza un’imponente struttura metallica collocata sulla facciata principale, progettata e realizzata in collaborazione con il Politecnico di Torino, che aveva la funzione di sostenere l’edificio.

Scarica il file audio della Tappa numero 4 – La chiesa della SS. Annunziata [mp3 – 2,27 MB]

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5 – Piazza Roma

Piazza Roma è il fulcro della vita della comunità; in passato però non era così: al posto della piazza vi erano degli edifici che si affacciavano sulla via che collegava il centro del paese con la porta di Val di Villa, situata nei pressi della chiesa della Santissima Annunziata.
Sulla piazza si affaccia il palazzo del municipio, costruito nell’800, sul luogo dove avevano già trovato collocazione prima un tinaggio o tinaia, un locale destinato alla pigiatura e alla fermentazione del mosto nei tini, della famiglia Roero e, successivamente, un teatro fornito di palchi e palchetti, a testimonianza della passione degli abitanti di Guarene per le opere teatrali.
Un altro elemento che caratterizza la piazza è palazzo Re Rebaudengo, prima sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
Il palazzo è una dimora storica settecentesca, risultato di edificazioni successive, che ne hanno cambiato nel tempo la struttura interna.
Dopo anni di abbandono, un progetto di restauro del 1997 ha permesso la sua trasformazione nella sede del Museo di Arte Contemporanea della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
All’interno di questo complesso museale si trovano accostate stanze nobiliari utilizzate per le esposizioni e nuovi spazi destinati a laboratori d’arte per giovani artisti emergenti.

Scarica il file audio della Tappa numero 5 – Piazza Roma [mp3 – 2,52 MB]

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6 – La chiesa di San Michele

La chiesa di San Michele è collocata in uno degli incroci principali del nucleo storico di Guarene. In passato in quest’area era collocata la piazza principale del paese. Al posto dell’attuale chiesa c’era un edificio civile sede della Confraternita di San Michele, mentre la chiesa era spostata più a valle, semi incassata nel pendio della collina, con la facciata rivolta verso valle e la porta d’ingresso in corrispondenza dell’arco che scavalca la strada. Di fronte all’edificio della Confraternita si trovava la Casa della Comunità con la sede del tribunale. La piazza si presentava molto ampia, perchè non erano presenti edifici fino alla cinta muraria. Nel corso dei secoli, con la costruzione di nuove case e con lo spostamento e l’ampliamento della chiesa, si è giunti alla conformazione attuale dell’area.
La chiesa di San Michele rappresenta l’edificio religioso più antico del paese, citato nei documenti già dal 1379; in questo luogo venne stipulato il contratto di cessione di Guarene ai Roero.
La chiesa è stata sempre oggetto di parziali rifacimenti, aggiunte, ristrutturazioni e interventi, senza essere mai completamente abbattuta e ricostruita. Per adattare l’edificio alla nuova funzione, vennero aggiunti, in tempi successivi, le cappelle laterali, la sacrestia e il presbiterio. La facciata attuale è il risultato di un restauro del 1868, caratterizzato dal posizionamento delle due statue di Sant’Antonio Abate, sulla sinistra, e San Vincenzo Ferrer, a destra, titolari entrambi di un altare all’interno. Il terzo altare presente, oltre a quello maggiore, è intitolato all’Angelo Custode. Il campanile è stato realizzato nel 1890 dal guarenese Antonio Isnardi.
La chiesa è oggi sconsacrata; attualmente non viene utilizzata, ma sono allo studio progetti per riaprirla al pubblico per attività di carattere culturale.

Scarica il file audio della Tappa numero 6 – La chiesa di San Michele [mp3 – 1,90 MB]

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7 – La chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo

Inizialmente questa chiesa era intitolata al solo San Bartolomeo, poichè vi era, all’altezza dell’incrocio di Sant’Antonio, appena fuori le mura del borgo, un’altra chiesa dedicata a San Pietro, che aveva funzione di parrocchiale.
A causa di un forte degrado la chiesa di San Pietro venne abbandonata e, dalla seconda metà del ‘500, le funzioni di parrocchiale passarono alla chiesa di San Bartolomeo che fu poi così intitolata anche a San Pietro.
Originariamente la chiesa aveva pianta rettangolare, divisa in tre navate; aveva un coro a pianta quadrata da cui si poteva accedere sia al campanile sia alla sagrestia.
Il piazzale della chiesa, usato talvolta come cimitero, era delimitato da un muro di cinta, con due porte d’accesso, una in corrispondenza della via principale e un’altra in corrispondenza della via che costeggia l’edificio, dove era presente un passaggio coperto sopraelevato per permettere il collegamento tra la chiesa e alcuni locali di proprietà della Congregazione di Carità, in corrispondenza di quello che è l’attuale terrapieno del Castello.
L’elevato grado di degrado della struttura e la necessità di aumentarne la capienza portarono alla decisione di demolire l’edificio e di ricostruirlo. Il progetto venne affidato nel 1781 dal conte Traiano Roero all’ingegnere Filippo Castelli di San Damiano. Problemi di carattere finanziario portarono al ridimensionamento del primo progetto del Castelli, per ripiegare su un progetto basato sulla ristrutturazione dell’edificio esistente, con l’arretramento del coro e della sagrestia.
Nel 1825 sul prolungamento della sagrestia, l’arciprete Romero fece costruire una piccola navata supplementare verso valle, retta da colonne ed archi che costituiscono ancora oggi il piccolo chiostro d’accesso alla casa canonica, che si trova nella via a sinistra della chiesa.
Pregevoli tele e antiche pale d’altare adornano le pareti della chiesa, del presbiterio e della sacrestia.
Da notare in particolare, nel presbiterio, una “Deposizione” di Gaudenzio Ferrari e, in sacrestia, un quadro di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo. L’opera pittorica raffigura San Rocco e San Sebastiano ai piedi della Madonna, attorniata da due piccoli putti, e risale al 1585.
Si racconta che, agli inizi del ‘900, per rappresentare alcune figure sulle volte, i pittori abbiano preso spunto da personaggi realmente vissuti a Guarene, dando un carattere di testimonianza permanente alla vita di alcune persone della comunità.
La parrocchiale era collegata ai giardini del Castello da un passaggio coperto che scavalca la via che divide la chiesa dal muro che contiene il terrapieno dei giardini del Castello. Questo passaggio, detto “voltone”, permetteva ai conti e ai loro ospiti di accedere alla propria tribuna privata collocata nella chiesa.

Scarica il file audio della Tappa numero 7 – La chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo [mp3 – 3,47 MB]

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8 – Il Castello

Il Castello è il simbolo del Borgo di Guarene; questo imponente edificio permette di riconoscere Guarene da molti punti del territorio circostante, per la sua posizione sulla sommità della collina, ben protetto da un alto terrapieno.
È da tempo immemore che sulla collina di Guarene esiste un Castello. Originariamente si trattava di un edificio con funzioni militari, di protezione e di controllo del territorio. Con il passare dei secoli e con i cambiamenti geo-politici, il Castello ha perso la sua funzione strategica ed è diventato una residenza signorile.
Questo cambiamento è dovuto, oltre alla decisione dei Roero di trasformarlo in loro residenza, una volta abbandonato il Castello di Vezza, all’intraprendenza e all’interesse per l’architettura del conte Carlo Giacinto Roero. Il conte era amico del grande architetto della corte sabauda Filippo Juvarra, tanto che per molto tempo si è pensato che il progetto del Castello fosse opera dello Juvarra stesso, invece che del conte Roero.
I lavori iniziano nel 1726, con l’abbattimento quasi completo del vecchio edificio e la costruzione del nuovo. Intorno al 1775 il Castello può dirsi concluso, sia per le parti strutturali sia per l’apparato decorativo, affidato a importanti artisti dell’epoca. Già dal 1737 sono iniziati i lavori per la realizzazione del giardino all’italiana, collocato su due livelli a sud del Castello, affidati al giardiniere del Castello di Govone. Estinti i Roero nel 1899 con il conte Alessandro, il Castello perviene in eredità ai conti Provana di Collegno, che ne mantengono tuttora la proprietà.

Il Castello, costruito in mattoni a vista, ha una struttura movimentata da avancorpi e arretramenti, con elementi architettonici decorativi che ne armonizzano le forme.
La facciata principale è coronata da un falso terzo piano, che ne slancia ulteriormente il profilo.
La pianta del Castello è a C, con la facciata principale rettilinea e una piccola corte rivolta verso i giardini.
Sui lati, la struttura è affiancata da due balconate di raccordo tra il piano nobile e il giardino superiore, dalle quali si gode un ottimo panorama sul paesaggio circostante. Al di sotto di queste balconate, due lunghe gallerie voltate adibite a magazzino, rappresentano gli ambienti di servizio utili per la gestione dei giardini.
Posti su due livelli, i giardini sono caratterizzati da siepi dalle varie forme, alberi secolari, vasi di agrumi e aiuole con diversi tipi di fiori. Dalla parte opposta rispetto al cancello d’ingresso al Castello, è presente una cappella dedicata a Santa Teresa, costruita su progetto dell’architetto Filippo Castelli di San Damiano, che aveva assunto la direzione dei lavori nella costruzione del Castello alla morte del conte Carlo Giacinto, nel 1749.

Scarica il file audio della Tappa numero 8 – Il Castello [mp3 – 2,67 MB]

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9 – Gli edifici di servizio del Castello

Per gestire la grande struttura del Castello, per curare i giardini e per mantenere il decoro della loro proprietà, i Conti Roero avevano bisogno di edifici di servizio per ospitare le dipendenze del Castello. Proprio per questo motivo nel corso degli anni i Conti acquistarono gli edifici sorti nelle vicinanze del Castello, nati come insediamento fuori le mura. Oltre i muri dei fabbricati che delimitano la strada che costeggia il Castello, si trovavano così le scuderie, gli orti, la filatura e altre dipendenze.

Lungo la strada che costeggia il Castello è possibile notare infatti l’arco d’ingresso ad un cortile, sormontato dallo stemma dei Roero. Esso era l’ingresso al maneggio dei Conti, utilizzato anche in occasione delle visite di nobili e personalità altolocate.
Sempre percorrendo la stessa via è possibile scorgere l’antica filatura dei Roero, ovvero l’edificio destinato all’allevamento e alla lavorazione dei bachi da seta. Fino al secondo dopoguerra infatti, era molto diffuso in Piemonte e in particolar modo nella provincia di Cuneo l’allevamento dei bachi da seta: ogni famiglia basava una parte del proprio sostentamento su questa attività.

Scarica il file audio della Tappa numero 9 – Gli edifici di servizio del Castello [mp3 – 1,76 MB]

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10 – Il Poggiolo

Il Poggiolo è il punto panoramico per eccellenza di Guarene poiché da esso è possibile ottenere un’ottima visuale sia su una porzione di Guarene sia sul territorio circostante delle Langhe. Lo sguardo può spaziare dai giardini del Castello, alla mole della chiesa della Santissima Annunziata che svetta sui tetti delle case, dalla strada che conduce verso Alba, riconoscibile dalla cappella della Madonna delle Grazie, agli ultimi contrafforti del Roero. Spingendo lo sguardo più in là si possono abbracciare le Langhe, da Barbaresco ad Alba, la pianura del Tanaro e, se le condizioni atmosferiche lo consentono, le montagne che chiudono all’orizzonte il panorama.

Scarica il file audio della Tappa numero 10 – Il Poggiolo [mp3 – 2,18 MB]

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11 – Lo Sferisterio

Lo sferisterio è il campo da gioco del pallone elastico, o pallapugno, sport tradizionale un tempo molto diffuso in Piemonte. Il campo solitamente ha una lunghezza di 90 metri ed è fiancheggiato su uno dei lati lunghi da un muro detto di “appoggio”, sul quale si può far rimbalzare la palla, e da una rete sopra tale muro. La caratteristica principale, che dà il nome a questo sport, è il modo di colpire la palla, azione resa possibile grazie alla fasciatura di una mano e del polso di ogni giocatore. Tale gioco era una volta diffusissimo in tutti i paesi delle Langhe e del Roero, e quando non vi era a disposizione un campo appositamente dedicato, si giocava nella piazza principale.
Le partite di pallone elastico rappresentavano uno dei momenti principali non solo delle feste del paese, ma anche della Domenica: la partita (spesso occasione per scommesse e, a volte, causa di litigi…) era il pretesto per incontrarsi dopo una settimana di lavoro e discutere, finalmente con calma, di vari argomenti.

Scarica il file audio della Tappa numero 11 – Lo Sferisterio [mp3 – 3,11 MB]

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